Madrid e la musica nell’aria

Sottotitolo: se vivessi a Madrid sarei un’alcolizzata di 90 kg.

Dato che la primavera si è totalmente dimenticata di passare da Bologna, io e due mie amiche la siamo andata a cercare a Madrid.

E’ stata la mia prima volta in questa meravigliosa città che mi ha lasciato senza parole.

Abbiamo visitato le mete d’obbligo per un turista come il Museo del Prado (consiglio: fate i biglietti su internet e munitevi di audioguida e di tanta sacrosanta pazienza. Noi non avevamo l’audioguida perché, avendo lasciato borse e portafogli al guardaroba dell’ingesso, non potevamo pagarle e abbiamo usato la mappa cartacea del museo con la posizione delle opere più importanti. Conclusione: ci siamo perse più volte a causa dell’organizzazione delle stanze dato che dalla 49 si passava alla 55, poi alla 56B. Ci sarà stata sicuramente una logica …ma noi non l’abbiamo capita. Qualche sala l’abbiamo saltata ma siamo riuscite ad ammirare i capolavori di Goya, Velazquez, Tintoretto, Caravaggio ecc. che valgono sicuramente la visita e i km fatti tra le varie sale), il Museo Reina Sofia (La domenica pomeriggio è gratis e la Guernica di Picasso è coinvolgente e sconvolgente. Siamo rimaste ad osservare questo quadro 10 minuti), Il Parque del Retiro (con annesso giro del laghetto artificiale in barchetta a remi. Io ho remato 5 minuti e mi fanno ancora male le braccia. Tanto per sottolineare la mia forma fisica) e il Palazzo Reale.

Complice il fatto di aver prenotato un hostal in pieno centro (pagato pochissimo tra l’altro) abbiamo girato sempre a piedi. Questo ci ha permesso di vedere scorci e stradine fuori dal solito giro turistico e di respirare l’atmosfera della vita giornaliera madrilena che ho percepito essere caratterizzata da due cose fondamentali: cibo e musica.

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Capitolo Cibo: Ci siamo sfondate di tapas e birrette, sopratutto al Mercado San Miguel. Servite calde o a temperatura ambiente, le tapas sono mini porzioni di svariate pietanze: crostini, jamon, tonno oppure calamari fritti, crocchette di baccalà o formaggio, tortillas o patatas bravas. Sono come i nostri antipasti ma in Spagna si mangiano a qualsiasi ora. I locali ne sono sempre forniti  fino a sera inoltrata e dato che a noi piace integrarci con le abitudini della città, le abbiamo ovviamente mangiate per lo spuntino di metà mattina, a pranzo, per la merenda di metà pomeriggio, per la sosta ristoratrice e via discorrendo… accompagnate da un certo numero di birrette (cañas…per noi che lo spagnolo lo mastichiamo)

La cosa che ci ha fatto perdere un po’ il senso della misura sono stati anche i prezzi popolari.

Per dolce non ci siamo fatte mancare i churros, dolci di pastella fritta intinti nella cioccolata. Nella cioccolateria dove li abbiamo ordinati, una porzione era di 6 churros e noi, che eravamo in 3 e che, come avete capito, alla linea ci teniamo, abbiamo preso solo due porzioni e una tazza di cioccolata da dividere. La conversazione è stata più o meno questa :”6 churros a testa? Dai sono fritti, prendiamone meno, abbiamo appena finito di mangiare…su…cerchiamo di contenerci”. Risultato: i churros e la cioccolata sono durati solo il tempo di fare la foto!

Preferisco comunque non soffermarmi troppo sull’argomento cibo perché, se penso ancora un minuto di più al polipo alla galiziana (pulpo alla gallega…sempre per noi che lo spagnolo lo sappiamo) va a finire che piango dentro al tristissimo minestrone che sto preparando per cena.

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Capitolo Musica: come a Bologna, sono tanti i complessini che suonano negli angoli più caratteristici della città a favore dei turisti. Il fatto è che non sono per nulla improvvisati ma sono dei veri artisti che ti soffermi ad ascoltare con piacere.

Spesso coinvolgono la gente che li ascolta, come è successo per il gruppo formato da chitarra, violoncello e fisarmonica ascoltato dal balconcino della mia stanza che si affacciava sopra i tavolini di un bar all’aperto nella bella Plaza Santa Cruz. Dava il suo contributo, suonando il tamburello, un entusiasta turista che credo fosse tedesco perché erano le 17:30 circa e, spiando il suo tavolo dal balcone, ho visto che stava mangiando gli spaghetti (!!!!!!!!!!!)

Il 25 aprile, giorno in cui io sono uscita con questa addosso

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è stato il compleanno di una delle amiche di viaggio, che chiameremo Alice – da “Alice nel paese delle meraviglie” data la sua romantica fantasia di vivere in un mondo in cui gli uomini ti vengono a trovare a casa solo per ascoltare insieme smielatissime canzoni dei Coldpaly o dove ti portano a cena in un romantico locale senza poi uscirsene con: “facciamo alla romana che non ho ancora preso lo stipendio?” – Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale –

Comunque, dicevo, il 25 è stato il suo compleanno e per festeggiare abbiamo deciso di andare a vedere uno spettacolo di flamenco in un tipico Tablao (nome tradizionale dei posti dove si balla il flamenco) il Cardamomo.

Il flamenco è uno stile musicale e di danza fatto di melodie malinconiche, che parlano di amori complicati o perduti, di litigi e di passione.

I ballerini, che si esibiscono da soli o in coppia, si esprimono con piccoli passi veloci battendo i piedi sul palco, facendoli diventare un vero e proprio strumento a percussioni. Per capirci…fanno questa facilissima cosa qui che io al primo colpo di tallone mi spacco la caviglia..

Io non me ne intendo di questo tipo di musica ma posso garantire che “ti arriva”. Avevo la pelle d’oca ed ero rapita dai loro movimenti e dalle loro espressioni tristi o arrabbiate.

Per farvi avere un’idea vi posto questo video ripreso al Cardamomo con alcuni ballerini che abbiamo visto anche noi.

Vero è che il flamenco ha origini Andaluse e, come ha detto una mia amica che va spesso a Madrid: “vedere uno spettacolo di flamenco a Madrid è come vedere uno spettacolo di tarantella a Milano” ma è altrettanto vero che a Bologna si esibiscono spesso i ballerini di taranta…quindi il problema è subito risolto. Arginare la bellezza di uno spettacolo ad una sola regione o città è una cosa che non condivido molto in un mondo così globalizzato e comuqnue ho visto una danza spagnola a Madrid, mica ad Olso…

Abbiamo poi scoperto che il Cardamomo è uno dei locali più importanti di Madrid per il flamenco. Se avete in programma un viaggettino vi consiglio di farci un salto, questo è il link se volete darci un’occhiata.

https://cardamomo.com/it/

Ne approfitto per mandare i miei saluti a Giorgio il cameriere di Saronno, al Pr (di cui non ricordo il nome) che ha fatto l’Erasmus a Benevento (…Benevento??????), al barista che ha vissuto a Roma 4 anni e al simpatico tunisino la cui ragazza lavora ad Abano Terme.

Madrid è gemellata con tutta l’Italia in pratica…

Sono tornata con una splendida città nel cuore, con qualche brufolo in più e con la certezza che, se vivessi lì, sarei una formosa ballerina di flamenco, sovrappeso e probabilmente alcolizzata.

Ah, dimenticavo: girando per i vicoletti ho anche beccato un negozio di dischi super figo, il “Cuervo Store” di cui vi posto qualche foto eh…sorpresa! Era affiliato al Record Store day di cui vi ho parlato nel post precedente! Vedi il destino…

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Vi lascio ora con un pezzo magnifico di uno dei più grandi chitarristi di flamenco: Paco de Lucia. Ho scelto un video ripreso dal vivo (anche se la qualità non è delle migliori) perchè mi piace il suono dal vivo con tanto di applausi del pubblico.

Ascoltate e innamoratevene tutti!

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