I Am The Highway…

Scrivo questo post di getto dopo aver appreso della morte di Chris Cornell.

Mi scuserete quindi se risulta ripetitivo o scritto male, scrivo non per cavalcare l’onda emotiva dello struggimento dei fan ma perché, in qualche modo, mi sento “in dovere” di farlo.

Io non ho mai pianto per la morte di un cantante, non mi sono mai strappata i capelli né commossa più di tanto. Per nessuno. Non l’ho fatto quando è morto Lucio Dalla (e vivo a Bologna eh…) non l’ho fatto quando è morto Lou Reed o Dawid Bowie. Certo mi è sempre dispiaciuto, sono venute a mancare grandissime personalità che hanno dato tanto alla musica e all’arte in generale e quindi un grande “grazie” e un pensiero d’affetto erano quanto meno d’obbligo.

Io, che non ho mai compreso fino in fondo quelli che si accalcavano presso i cancelli di casa del cantante defunto, ora li capisco. Per Chris Cornell mi sono trasformata di una fan commossa.

Con i suoi Soundgarden segnò la scena musicale di Seattle negli stessi anni in cui esplodevano Nirvana e Pearl Jam. Dopo lo scioglimento del gruppo continuò ad essere uno dei protagonisti della musica mondiale, prima con gli Audioslave e poi da solista, cercando di lasciarsi alle spalle quel marchio di “pilastro del grunge” che, con la morte di Andy Woods, Kurt Cobain e Layne Staley e con il passare degli anni, iniziava ad essere riduttivo e pesante da portare.

Chris Cornell aveva saputo reinventarsi dopo Seattle, attraversando decenni senza che il tempo scalfisse di un briciolo la sua voce potente e graffiante

Nel 1994 Kurt Cobain si suicidò ma io ero troppo piccola per capire come quella perdita segnasse, per i fan, la fine di un’epoca: erano gli inizi egli anni 90, della loro giovinezza in cui tutto sembrava possibile e nuovo.

Quando nel 2002, mori Layne Staley degli Alice in Chains mi ricordo che più che dispiaciuta ero quasi incazzata per tutta la bella musica che non ci avrebbe più regalato.

Oggi è morto Chris Cornell, improvvisamente, a 52 anni. Non era vecchio, non era malato e ieri stava bene. Mentre scrivo le cause della morte ancora non sono state accertate, ma non credo che abbiano poi molta importanza.

Lui era quello di canzoni che hanno accompagnato la mia generazione. Era quello di Black Hole Sun, di Spoonman, di The Day I Tried To Live, era quello che cantava con i Temple of the Dog  Hunger Strike


Ma soprattutto per me era quello che, non molto tempo fa, mi ha accompagnato attraverso una tempesta.

Spesso e volentieri la musica scandisce i momenti, sia belli che brutti, della vita ed io, in un momento non bellissimo, avevo nelle orecchie ed in testa questa canzone

La canzone è I am the Highway, è degli Audioslave ma cantata da lui chitarra e voce è un colpo al cuore. La sua voce, non so, mi ispirava quasi un senso di rivalsa verso la sfiga, era come ascoltare un amico che diceva “oh datti una mossa per favore che non è il caso di abbatterti, tu non sei la luna d’autunno, tu sei la notte!”

…me la volevo tatuare sulla schiena questo ritornello qui…

I am not your rolling wheels
I am the highway
I am not your carpet ride
I am the sky
I am not your blowing wind
I am the lightening
I am not your autumn moon
I am the night
The night

vi posto un video di una registrazione dal vivo durante uno dei suoi ultimi tour da solista per  “Songbook”.

Ora la ascolto anche io con un groppo un gola.

Scusatemi per questo post un po’ lacrimevole. Domai ritornerò cinica.

La foto in copertina è presa da Rolling Stone

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