Le strane coincidenze che mi hanno fatto conoscere gli Alt J

Una cosa che mi piace, oltre la musica, è la fotografia. Vado spesso a mostre fotografiche dove trascino le mie amiche, tant’è che anche loro si sono fatte contagiare e me ne propongono varie in giro per l’Italia.

Ho anche provato a cimentarmi io stessa e sono stata diligente: con la mia reflex (pagata assai…) mi sono iscritta a corsi che ho seguito scrupolosamente, sono stata attenta alle lezioni, ho preso appunti, ho fatto prove durante le uscite in esterna…salvo poi rassegnarmi all’idea che, in questo campo, sono una incommensurabile pippa.

Quando vedo qualche cosa che mi piacerebbe immortalare ho ben chiara in mente l’immagine che vorrei, peccato però che l’intenzione e l’immaginazione debbano passare da quella costosa scatoletta che porto al collo e lì tutto va a farsi benedire: foto scure, sfocate, poco centrate…niente da fare: sono una pippa.

Quando vado ad una mostra cerco di documentarmi su quello che c’è dietro: dove sono state scattate quelle immagini, chi sono i soggetti ripresi, la storia personale del fotografo in questione e via dicendo.

Uno dei miei fotografi preferiti è Steve McCurry e così, cercando su internet informazioni su di un suo reportage mi sono imbattutta in questa immagine qui che ricorda molto il suo stile ma…

2016_powaqqatsi-life-in-transformation

che ho scoperto poi essere un frame di un documentario del 1988 che si chiama Powaqqatsi: Life in Transformation del regista Godfrey Reggio. Prodotto da Francis Ford Coppola e George Lucas e musicato da Philip Glass, questo documentario racconta le conseguenze dell’industrializzazione estrema sull’ambiente che ci circonda e sulle popolazioni del Nord e del Sud del Mondo. Tutto ciò attraverso un montaggio fatto di sole immagini scelte con estrema cura e perizia al fine di ottenere un forte impatto visivo.

Mi sono incuriosita e quindi, cercando su youtube il trailer di Powaqqatsi, questo qui:

ho trovato quest’altro video in cui un utente di Youtube ha montato alcune immagini del documentario in questione sulla musica di un allora per me sconosciuto gruppo “strano” gli: Alt J

BOOM…FOLGORAZIONE. AMORE A PRIMO ASCOLTO.

La melodia è quasi malinconica, nostalgica e il cantato è “intimo”, sembra quasi che racconti una storia…ma che storia? Chi o cosa è “Taro”? Che è successo in Indocina?

Siccome sono curiosa come una scimmia, sono andata a leggermi il testo e ho scoperto una storia bella e commuovente che non conoscevo e che, nella mia immensa bontà, ho deciso di condividere con voi per farvi commuovere e farvi tornare a credere nell’amore eterno.

Gerda Pohorylle, vero nome di Gerda Taro, è una ebrea polacca nata a Stoccarda nel 1910 che, per la sua affiliazione al Partito Comunista (a causa della quale fu anche arrestata) e per la sua origine ebraica, decide di scappare a Parigi. Lì, nel 1934 incontra il ventenne Endrè Friedman, un esule ungherese, anch’esso ebreo e comunista, che cerca di sbarcare il lunario come fotografo freelance.

I due iniziano una relazione durante la quale Friedman insegna a Gerda tutto quello che sa sulla fotografia e che li porterà a dare vita ad un personaggio immaginario dal nome “Robert Capa”, un fotografo americano arrivato a Parigi per lavorare in Europa. Sotto questo pseudonimo americano, che aggirava i pregiudizi razziali già molto diffusi negli anni ’30 in Francia, i due vedono aumentare notevolmente le loro commesse e il personaggio inventato inizia ad avere una certa fama.

Nel 1936 Gerda e Endrè si recano in Spagna per documentare la Guerra Civile e lì Gerda si fa subito notare tra le fila della milizia antifascista per la sua bellezza e per la temerarietà con la  quale realizza i suoi servizi.

Un giorno, un convoglio repubblicano nel quale si trova l’auto su cui viaggia Gerda, viene bombardato da aerei tedeschi e, nel caos generale, Gerda rimane gravemente ferita, schiacciata dai cingoli di un tank. Lotta molte ore contro la morte fino a spirare il 26 luglio 1937 a 26 anni.

Friedman – che 10 anni dopo fondò con Henri Cartier – Bresson, David Seymour, George Rodger e William Vandivert l’agenzia fotografica Magnum – non si riprenderà mai totalmente da quel lutto.

Decide di tenere per sè il nome di Robert Capa e continua la sua carriera di reporter rischiando costantemente la vita nelle guerre più cruente e negli eventi che hanno segnato la storia moderna, come ad esempio lo Sbarco in Normandia

Questo slideshow richiede JavaScript.

Capa è oggi il più grande fotocronista di guerra mai esistito e deve tale fama anche a questo scatto: la foto del miliziano colpito a morte durante la Guerra Civile Spagnola

più piccolo Magnum Photo
Questa foto e quelle della slideshow provengono dagli archivi dell’Agenzia Fotografica Magnum

Roberta Capa muore nel 1954. Salito su di un terrapieno per fotografare l’avanzata delle truppe francesi verso Hanoi, durante la Prima Guerra d’Indocina, posa il piede sopra una mina. Aveva 44 anni.

Mexican Suitcase, ms092, MS 92, Spain, Spanish Civil War,
Gerda Taro e Robert Capa – Mexican Suitcase, Spain, Spanish Civil War,

Ora, tornando a noi, il brano degli Alt J racconta questa storia di amore e di morte dal punto di vista di Robert Capa che finalmente, dopo aver più o meno consapevolmente rischiato la vita per anni durante i suoi reportage, incontra di nuovo la sua amata Taro.

La canzone è tratta dal loro album di esordio “An Awesome Wave” che, uscito nel 2012, ha vinto un Mercury Prize come migliore album britannico e ha lanciato gli Alt J come band rivelazione.

Secondo me questo è un discone e rappresenta l’arrivo di qualche cosa di nuovo sulla scena musicale. Tutti i pezzi tengono bene, gli arrangiamenti sono puliti e ridotti all’osso ma comunque originali e freschi e, soprattutto (cosa rara per i miei gusti) tutti i pezzi dell’album sono belli.

La prova che quest’album è molto bello è che Pitchfork gli ha dato 4.8 come voto…ma Pitchfork, per gli artisti non americani, è il male assoluto.

Ho trovato questo mix di Indie, Synth Pop, Elettronica (non so come classificarli in realtà…loro si definiscono “Trip Folk”) molto originale e anche il nome della band è simpaticamente paraculo: se sulla tastiera del Mac (quella americana però) si digita Alt+J esce fuori il simbolo “delta” che in matematica vuol dire cambiamento. Nome degno di questa band di nerd di Leeds

alt-J-2017-01-please-credit-Gabriel-Green

Oltre a “An Awesome Wave”, hanno pubblicato nel 2014 ”This Is All Yours” e qui la critica e i fan sono concordi nel dire che questo album ricalca moltissimo il precedente ed inoltre, accanto ad alcuni pezzi belli ce ne sono altri trascurabili. Voi conoscete questo album? Cosa ne pensate?

Il 9 giugno uscirà il loro terzo album “Relaxer” del quale son già stati lanciati tre singoli. Uno di questo è “In Cold Blood” che vede la partecipazione di Iggy Pop come voce narrante, l’altro è la strumentale “3WW” e poi “Adeline” che è stato lanciato esattamente 30 minuti fa (ma quanto stò sul pezzo??)

Sotto c’è una mini playlist con pezzi pescati dai due album più i tre singoli nuovi

Per concludere questo lungo, articolato e rocambolesco post, mi sento di darvi un consiglio semplice semplice dall’alto della mia sagggggezza: siate curiosi!

Annunci