Ci sono i cantanti e poi c’è Eddie Vedder.

Sottotitolo: L’Italia non è pronta per i Festival

Il 24 giugno io e il mio amico Luke (lo avete già incontrato qui: https://musicaamezzaria.wordpress.com/2017/04/10/peter-hook-luomo-che-visse-tre-volte/) siamo andati a Firenze per vedere il concerto da solista di Eddie Vedder nell’ambito del Firenze Rocks Festival.

Avete presente il film “Bianco, Rosso e Verdone”? Ecco, io per l’organizzazione di questo concerto mi sono più o meno trasformata in Furio. Quello di: “Magda? Tu mi adori?”

Terrorizzata dai racconti di chi era andato a sentire i Radiohead la settimana prima ed era rimasto ore piantato nel traffico dell’autostrada sia all’andata che al ritorno, di chi aveva fatto una fatica incredibile a trovare parcheggio, di chi non aveva mangiato per le file al ritiro dei Token (si…poi arriverò alla descrizione di questa invenzione di Satana) io mi sono preparata doverosamente. Supportata anche da colleghi e amici che, conoscendo i miei livelli di ansia, sono arrivati a farmi la piantina con dettaglio del percorso e dei parcheggi, corredata addirittura dall’ “Angolo della saccenza” con informazioni storiche varie.

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Appuntamento con Luke alle 17:30 sotto casa mia.

Zainetto con il minimo indispensabile: pronto (che poi, per una donna, il concetto di “minimo indispensabile” è relativo)

Foglio con indicazione dei vari parcheggi, loro costo orario e distanza dall’Arena del Visarno: pronto

Borsa termica con panini e bottigliette d’acqua: pronta

Partiamo.

Tutto fila liscio e riusciamo a lasciarci alle spalle anche i 35 gradi di Bologna. Forse perchè siamo partiti nel pomeriggio, ma non abbiamo trovato coda in autostrada e neanche all’ingresso di Firenze. Abbiamo lasciato la macchina in un parcheggio a pagamento in zona Novoli (dal costo modico in realtà) e, in circa 15 minuti a piedi, siamo arrivati all’Arena del Visarno.

I controlli all’ingresso ci sono stati, certo si è trattato di un controllo di 7 secondi a testa, data la presenza di circa 50.000 persone.

Entriamo e mi rendo conto che la mia idea di portarci i panini è stata assolutamente vincente (Il Furio che è in me c’aveva ragione) quando vedo la fila per i Token…45 minuti di fila per acquistare questi accrediti che non potevi prendere singolarmente ma solo in blocco: 5 Token = 15 euro. Due Token una birra, Tre token un panino, MEZZO TOKEN una bottiglietta di acqua minerale…e se non li usi tutti? Ti rimangono come ricordo…

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Ora, io e Luke non siamo alcolizzati ma neanche astemi e un paio di birrette ce le saremmo anche bevute così da far fuori i 5 Token a testa che avevamo preso, ma la cosa si è rivelata fin da subito infattibile. Nell’area c’erano stand per mangiare e bere con file chilometriche che si incrociavano tra di loro. Una volta individuato uno stand per la birra, arrivato il nostro turno, finiscono i fusti (fortunelli…), tempo di attesa per i nuovi fusti: almeno un quarto d’ora.

Ci dirigiamo così verso un altro punto ristoro dalla parte opposta e finalmente riusciamo a prenderne una a testa, in uno stand con l’insegna CARNE ALLA GRIGLIA.

Basta, bissare l’impresa eroica era impossibile.

Firenze Rocks è un bel Festival, ha attirato grandi folle per grandi nomi della musica ma l’Italia, secondo me, non è preparata per i Festival musicali. Io non sono mai stata ad una manifestazione simile all’estero ma Luke è stato al Pinkpop in Olanda e una mia collega ad uno simile in Germania ed entrambi mi hanno raccontato di una organizzazione che in Italia non si è ancora vista, un’organizzazione appositamente pensata per un pubblico che diventa una risorsa, una ricchezza per l’economia della zona e che quindi viene messo nelle migliori condizioni possibili: un maggior numero di punti ristoro disseminati nell’area, una notevole quantità di bagni chimici, un aumento del numero delle corse delle navette da e per i punti nevralgici della città.

Certo, con eventi di questa portata, i disagi sono da mettere in conto…però: E’ proprio necessario compare i Token in blocco? E perché poi non posso cambiare i rimanenti? Sono un po’ contrariata all’idea di lasciare all’organizzazione l’equivalente di 6 euro circa per una birra che non posso bere perché lo stand finisce i fusti o perché non ne trovo un altro.

E’ proprio necessario mettere lo stand con il panino al lampredotto o quello dell’insalata di riso biologica (maledette mode salutiste) dentro l’area del concerto? Non è possibile posizionarli fuori, magari nella piazza antistante l’ingresso, ed evitare le file che si intersecano sul prato? Oppure non metteteli proprio!

Capisco che dietro queste decisioni ci sia la logica del profitto però, tenendo conto del costo del biglietto, ci dovrebbe essere maggiore considerazione per chi, venendo a sentire un concerto, arricchisce tutto l’indotto: paga il parcheggio, va al bar, magari rimane a dormire.

C’era una volta il glorioso Heineken Jammin’ Festival che, dopo aver vagato tra l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, Il Parco San Giuliano di Mestre e la Fiera di Rho, ha chiuso i battenti del 2012, funestato da maltempo e trombe d’aria. Ora c’è il Firenze Rocks che ha bisogno di qualche aggiustatina. Aspetto impressioni da chi andrà al Rock in Roma!

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Dopo questa acuta riflessione, passiamo alle cose serie.

Alle 22:30 circa, dopo l’esibizione di Glen Hansard (che sinceramente non conoscevo bene ma che mi è piaciuto molto e che accompagna Vedder in tutto il suo tour europeo) ecco che sul palco sale lui.

Eddie Vedder è il professore alternativo che ti fa studiare il testo di Imagine di Lennon, è lo zio che ti regala la tua prima chitarra, è l’amico affidabile e la spalla su cui piangere che tutti vorremmo avere. E’ uno di famiglia.

La grandezza di questo artista si percepisce già dalla scenografia a dir poco essenziale. Lui non ha bisogno di fronzoli, gli basta avere vicino le sue chitarre, un ukulele, un banjo, un organo, una vecchia valigia aperta, un vecchio registratore a bobine e dietro, un telo nero che si riempirà di stelle in alcuni momenti. Come quando canta Black per l’amico Chris Cornell e si commuove ripetendo più volte, con voce spezzata, “come back”…e noi piangiamo. TUTTI.

Si vede che è un po’ teso quando entra sul palco e, in italiano, ci saluta: “Questo è il mio concerto da solista più grande di tutti. Queste cose possono succedere solo in Italia” e non crede ai suoi occhi quando vede la marea umana di 50.000 persone che sono lì solo per la sua voce e la sua chitarra.

Bevendo una bottiglia di vino rosso tira fuori canzoni dei Pearl Jam, altre tratte dalla colonna sonora di “Into the Wild”, duetti con Glen Hansard – con cui si esibisce anche in Falling Slowly, colonna sonora del film “Once” che valse a Glen, nel 2008, l’Oscar per la migliore canzone originale.

e cover di Comfortably Numb e di Imagine con tanto di stella cadente sulle note finali

Eddie più volte ha tentato di abbracciarci tutti con lo sguardo e ad un certo punto, lasciando la chitarra all’amico Glen (chitarra che a fine concerto uscirà distrutta) scende tra il pubblico per cantare più vicino a noi, che pendiamo dalle sue labbra e che proprio gli vogliamo bene a quest’uomo che ci ha accompagnato per anni con la sua voce e che ci sta regalando tutto di sè, tutte le sue emozioni: la commozione di Wishlist, la tristezza di Black, l’allegria di Smile, la malinconia di Better Man, lo stupore di Unthought Known, la consapevolezza di Society e di I Am Mine, la grinta di Lukin e Porch, la voglia di andare avanti e non avere paura di Rockin’in The Free Word.

E’ stato un momento catartico in cui tutto il resto è rimasto fuori dall’Arena, un concerto intimo con migliaia di persone, una di quelle esperienze per cui sei grato di essere lì. Quelle magie che, credo, si creano solo quando il pubblico percepisce che, sul palco, non c’è solo un grande artista ma anche un uomo sincero e, senza dubbio, il più carismatico degli ultimi 20 anni.

Eddie ci saluta così, chiudendo con una Hard Sun che sembra non voler finire.

Sono passate due ore e mi sono resa conto di aver visto, probabilmente, Il concerto della vita.

Piccolo pensiero personale: dedico questo video tratto dal concerto a chi non è potuto essere con me perché impegnato in preparativi per grandi svolte e faticosi ma bellissimi cambiamenti.

Qua ci sono due belle recensioni del concerto.

http://xl.repubblica.it/articoli/eddie-vedder-in-uno-storico-live-a-firenze/59602/

https://www.musicattitude.it/attualita/news/concerto-eddie-vedder-firenze-2017/157607

Eddie, grazie mille!

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