I Depeche Mode non mollano mai.

Ieri sera sono stata con un mio amico, che qui chiameremo Orazio – dato che si vanta del fatto di essere nato nella stessa città natale del poeta latino Quinto Orazio Flacco…ovvero Venosa, in Basilicata – a vedere, allo Stadio Renato Dall’Ara di Bologna, i Depeche Mode nella loro terza tappa italiana del Global Spirit Tour.

Avete presente gli anziani tenerelli che escono per una passeggiata nelle ore del tardo pomeriggio e vanno con calma a spasso, chiacchierando tra di loro e tu sei lì che cerchi di sorpassarli ma il marciapiede è stretto e non ti pare il caso di farti investire ma intanto imprechi nel profondo perchè stai facendo tardi all’ape e gli amici ti stanno bombardando di insulti su WhatsApp?

Ecco, noi ieri eravamo in modalità anzianotta.

Abbandonata da almeno un decennio, causa l’avanzare dell’età, la smania di essere fronte palco attaccati alle transenne, io ed Orazio dopo il lavoro e con tutta la calma del mondo, abbiamo fatto merenda, abbiamo bevuto la nostra sacrosanta birretta e passeggiando e chiacchierando ci siamo avviati verso l’ingresso dello Stadio. C’è da dire che sono molto avvantaggiata, abito in zona e ci siamo arrivati a piedi molto facilmente… finalmente una gioia!!

Alle 20:30 ci siamo seduti…alle 21:05 è iniziato lo spettacolo!

Il live è partito con tre brani su otto tratti dal loro ultimo album, Spirit, intervallate dalle storiche In Your Room,

A Pain That I’m Used To, Barrel of a Gun, Word in my Eyes.

Un inizio in realtà un pò lento ma che ha fatto da apripista per una seconda parte che ha visto lo Stadio alzarsi in piedi e cantare sulle note di Wrong, Enjoy the Silence, Never Let Me Down Again.

Si sentiva l’entusiasmo delle 4 generazione di fan presenti: dalla signora sulla cinquantina che, alle prime note dei Synth di Andy Fletcher su Everything Counts, è balzata in piedi battendo le mani come una pazza, al ventenne che magari li ha conosciuti con Delta Machine e che poi, partendo dall’album del 2013, ha ascoltato tutto di loro, andando a ritroso nel tempo fino al 1981, anno del loro debutto.

Io aspettavo la mia preferita: Walking in my Shoes, che mi sono goduta cantando ogni parola con le braccia per aria. Quello è stato il mio momento catartico. (il video è preso da concerto della settimana scorsa a Praga ma per Bologna non ne ho trovato di decenti)

Martin Gore ha incantato tutti con una versione acustica di Judas – che ha fatto il suo debutto in un tour ed è un pezzo tratto da Songs of Faith and Devotion del 1993 – e con Strangelove, anch’essa in acustico.

In chiusura di concerto una commuovente Heroes come omaggio a David Bowie.

e chiaramente Personal Jesus

Avendoli visti altre volte, ho avuto l’impressone che questo concerto fosse più pensato, con una scaletta meno volta ad accattivarsi il favore del pubblico – per dire, era assente la hit anni 80 Just Can’t Get Enough, con buona pace dei fan della prima ora che magari si aspettavano un clima da discoteca – con luci e scenografie pensate (da Anton Corbjn) per accompagnare il suono e per distogliere il meno possibile l’attenzione dalla musica.

Le voci di Dave e Martin sono ancora perfette e si sono potuti ampiamente permettere un live basato soprattutto su questo.

Piccolo appunto: i tecnici del suono, durante il soundcheck erano probabilmente brilli altrimenti non mi spiego come mai, in un live di questa portata e soprattutto al suo inizio, i suoni dei vari strumenti si impastassero così tanto tra di loro sovrastando la voce di Dave Gahan…o almeno questo è quello che abbiamo ascoltato dai trespoli dei nostri distinti non numerati. Certo, può capitare, ma leggo che anche a Milano è stato lo stesso quindi, cortesemente, rimediate per il tour invernale (che li vedrà a Torino il 9 dicembre, di nuovo a Bologna il 13 dicembre e a Milano il 27 gennaio)

Comunque, al di là della scaletta, io ogni volta che vedo Dave Gahan mi impressiono…è cristallizzato nella sua figaggine nonostante il passare degli anni.

Penso che ci siano pochi essere umani su questa terra, oltre a Robert Smith, in grado di mettersi la matita nera sugli occhi, a 55 anni, senza risultare ridicoli. Uno di questi è lui.

42-56103557.jpg--dave_gahan

Quest’uomo è morto e risorto almeno tre volte: nel 1995 tenta il suicidio, nel 1996 va in overdose da speedball e rimane clinicamente morto per tre minuti, nel 2005 gli viene diagnosticato un tumore alla vescica ed ora eccolo qua davanti a me (che Dio ce lo conservi) che in stivaletti, jeans neri attillati e l’immancabile gilet, salta sul palco, incita la folla a cantare e provoca il pubblico femminile con mosse giusto un filinooooo a sfondo sessuale…che non penso abbiano però infastidito le donzelle presenti, a giudicare dal commento entusiasta e molto fine della mia vicina: “io me lo farei”…beh…amica…ti possiamo capire.

Si diverte e, a braccia aperte, si bea dei cori di più di 30.000 persone lì per lui. Un vero Rocker e sicuramente uno dei frontman più coinvolgenti in assoluto.

I Depeche Mode con 35 anni di carriera alle spalle – durante i quali hanno toccato generi sempre diversi, dal synth pop alla dance, dalla new wave al rock –  possono permettersi di gestire i live come meglio credono, sono ben lontani dal viale del tramonto, si divertono ancora e sono in forma.

c6pnx92wyai_0qi

Lo stesso non posso dire di me che, dopo due ore di concerto in piedi, torno a casa con un’infiammazione al tendine di Achille…ehhh la vecchiaia!

19488807_1775373219161789_2283350116194135115_o

Annunci

2 pensieri riguardo “I Depeche Mode non mollano mai.

I commenti sono chiusi.