Il numero 1

Nell’estate del 1997 vidi in tv il video di una canzone in cui un tizio alto, magro e anche abbastanza bruttino, camminava su di un marciapiede prendendo a spallate chiunque si mettesse sulla sua traiettoria. Il tutto accompagnato da un intro di archi e da un ritornello che, anche se non capivo le parole, percepivo essere un mix di rabbia e rimpianto.

Quell’estate ero in vacanza con la mia famiglia nella ridente località balneare di Pineto, in Abruzzo. Lì c’era una cosa che non c’era a Black River: un negozio di dischi. Chiaramente appena lo vidi mi ci fiondai dentro e chiesi al commesso il CD di “quel gruppo…con il cantante che cammina e urta i passanti…”. Lui mi guardò malissimo e mi consegnò Urban Hymns dei Verve.

Urban Hymns è stato il primo CD che ho comprato in assoluto. E’ quindi un album a cui sono particolarmente legata sentimentalmente ma che, nonostante i ripetuti ascolti, sono riuscita a capire solo più tardi quando, passati i miei 14 anni in cui la musica e il ritmo erano le uniche cose che mi interessavano, ho iniziato ad ascoltare anche altro dei Verve, a capirne i testi e il momento della storia musicale in cui questo album è nato.

Nel 1997 uscirono disconi come Ok Computer dei Radiohead, Homework dei Duft Punk, l’omonimo disco dei Portishead e quello dei Blur e album che segnarono la scena del brit pop come Be Here Now degli Oasis.

In questo turbinio di novità, Urban Hymns, trascinato dal singolo Bitter Sweet Symphony, portò i Verve al successo internazionale e rimase nelle classifiche del Regno Unito per 12 settimane.

Bitter Sweet Symphony si apre con un riff di archi che è il campionamento di un frammento di The Last Time dei Rolling Stone del 1965, motivo per cui questi ultimi hanno fatto causa al gruppo per plagio. Vinsero la causa e da quel momento i Verve sono obbligati a pagare le royalities ai Rolling Stone…ma vedi la sfiga.

Purtroppo nel 2000 i Verve si sciolsero, per riunirsi nel 2007 dando vita all’album Forth (quello di Love is noise) per poi risciogliersi definitivamente nel 2009. D’altronde anche all’epoca di Urban Hymns avevano già alle spalle due album (A Storm in HeavenA Northern Soul) e uno scioglimento datato 1996. Non andavano proprio d’accordissimo, diciamo.

Oggi, riascoltato a 20 anni di distanza, questo album mi piace sempre tanto.

Mi piacciono le ballate ritmate come Sonnet, The Drugs Don’t Work o Lucky Man ma anche quelle più delicate come Velvet Morning e Catching The Butterfly. Mi piace il ritmo di Come on (dove c’è Liam Gallagher, grande fan del gruppo, come seconda voce) e di The Rolling People.

Su Urban Hymns non riesco ad essere obiettiva, ha sempre suonato alle mie orecchie come un album in cui si mischiano rabbia, speranza, senso di rivalsa, dolcezza.

Bitter Sweet Symphony è una delle mie canzoni preferite, la ascolto spesso soprattutto quando sono scombussolata (non di stomaco eh…) perché con le sue note iniziali in crescendo ha la capacità di farmi staccare la testa da tutto ma, contemporaneamente, con quel ritornello cazzuto, mi fa scaricare la tensione. E’ una canzone triste ma su di me ha un effetto terapeutico.

Voi avete canzoni che vi fanno questo effetto?

Questo mese, a 20 anni di distanza dalla sua uscita, l’album è stato ripubblicato in versione rimasterizzata deluxe con ben 5 dischi pieni di B side, esibizioni live e rarità. Pichforck l’ha nominata migliore ristampa dell’anno.

Vi linko la bella recensione che fa Rockol di questa ristampa

http://www.rockol.it/recensioni-musicali/album/7340/verve-urban-hymns-super-deluxe-remastered-2016

….anche se, nel 1998, stroncò la versione originale…anzi…vi linko anche la prima recensione va!

http://www.rockol.it/recensioni-musicali/album/388/verve-urban-hymns

Per chi non avesse mai ascoltato questo album, eccolo qui direttamente dell’amica spotify!

Ah, dimenticavo, ho sempre sognato, in una giornata NO, di camminare per le strade di Bologna urtando tutti e tutto. Lo farei…se non fossi certa di essere presa a colpi di mattarello da almeno  un paio di sciure incazzate!

Ah, dimenticavo un’altra cosa: qual’è stato il vostro “numero 1”?

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6 pensieri riguardo “Il numero 1

  1. Ho visto Ashcroft in concerto a todays due settimane fa, è stato molto bello (http://www.ocanerarock.com/live/live-reports/todays-festival-2017-day-2-la-serata-nostalgica/ se vuoi sapere com’è andata) e anche per me urban hymns è un disco che è “arrivato” non subito però poi è stato grande amore. Sentendo Ashcroft mi stupisco sempre quanto sia bella la sua voce che è una cosa che non mi viene mai da pensare per nessun altro! Il mio numero uno proprio comprato coi miei soldi forse è stato sgt pepper’s, non perché sia così vecchio ma perché da ragazzino andavo pazzo per i Beatles, e anche adesso per fortuna!

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  2. Ho letto ora la tua recensione del TOdays Festival..e della serata nostalgica! Condivito tutto: quelli che portano la maglietta di “un gruppo simile a caso”, l’odio per chi un concerto se lo vede dallo schermo dello smartphone e la bellezza del 20 come cifra tonda!
    A me Ashcroft piaceva anche solista: Check the Meaning, Music is Power, A Song for Lovers…però si, se ogni tanto si strafogasse un piatto di pasta sarebbe meglio!
    Il tuo “numero 1” è un grande classico quindi…influenza genitoriale?? 🙂

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  3. Il mio primo è stato “Oro Incenso e Birra” comprato in cassetta “masterizzata” in un negozio di elettrodomestici che non so perché faceva anche questo servizio… ero piuttosto piccolino… Consumai la cassetta come si faceva fino a poco tempo fa prima dell’arrivo di Spotify (che rimane chiaramente una grande invenzione che Dio la conservi!!)…. Mi ricordo che rimasi folgorato da “Diamante” per tante cose a cominciare dal testo (per esempio quando dice “e pace per chi ci sara e per i fornai”…fornai? mi chiedevo… e iniziai a guardare i fornai in modo strano…) e per la voce di sottofondo di donna che c’è alla fine e che chiama un certo “Cico” dicendogli di venire a casa….lo stesso nome con cui mi chiamava mia mamma che tra l’altro anche lei mi chiamava per tornare a casa ad una certa ora (….e pensavo… ma come fa questo qui a sapere che mia mamma mi chiama cosi?) …. E poi in generale la curiosità delle parolacce (o solo caserecce) che ogni tanto Zucchero lasciava nelle sue canzoni, quasi tutte capite molto dopo… per tanto tempo mi sono chiesto infatti cosa poi davvero facesse il mare impetuoso al tramonto salendo sulla luna…
    (pier)

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    1. Ciao Pier!
      Il tuo commento è un bellissimo racconto e grazie per aver condiviso qui, su queste pagine virtuali, uno spaccato così sincero e divertente dei tuoi ricordi di bambino.
      Nel tuo commento – e nei vari commenti che mi hanno lasciato sul fb – noto una costante: I nostri “numeri 1” ci lasciano sempre pensieri e sensazioni di cui riconosciamo il significato vero solo da adulti ma che ci segnano un pò per il resto della vita!

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  4. “Urban Hymns” è il mio disco della vita. Fu il mio primo album personale, che chiesi come regalo a Natale all’età di 10 anni.
    Anche io conobbi i The Verve con il video di “Bitter Sweet Symphony”, trasmesso dalla buonanima di Tmc2.
    L’anno scorso, in occasione dei 20 anni dalla pubblicazione, scrissi un post molto personale sul mio blog e, dopo 21 anni, mi emoziona ancora come al tempo.
    E’ un disco che ha superato decisamente la prova del tempo.
    Davvero un bel post. Complimenti.

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  5. Grazie per essere passato dal mio blog, per il commento e i complimenti. Ora vado a spulciarmi il tuo articolo!
    Ci sono pochi album che resistono nel tempo e secondo me U.H. è uno di questi e sono contenta che altri abbiano avuto le mi stesse sensazioni ed esperienze! 🙂

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