Il Rock e i Queen Of The Stone Age

Sabato 4 Novembre, dopo 5 mesi di attesa, sono finalmente andata al concerto dei Queen Of The Stone Age all’Unipol Arena di Bologna, nell’unica tappa italiana del loro Villains Tour.

Nella mia “concert experience” – comprendente anche tutto il rituale pre concerto che prevede cena a base di panini home made (non per tirchieria, ma perché quelli dello Zozzone imbottiti con salsiccia e peperoni arrostiti, mi rimangono sullo stomaco per due giorni…vedi alla voce “vecchiaia”) e Heineken ghiacciata –  questa volta ho coinvolto la mia cara amica Giuditta (nome di fantasia, non me ne veniva in mente un altro, al momento).

In realtà, poverina, l’ho attirata con l’inganno quando, un giorno di Giugno, le dissi (fintamente) distrattamente: “Vuoi venire a sentire un concerto con me? E’ una rock band, ti piacerà”. Lei i QOTSA li conosceva già, ma non benissimo e ha accettato contenta di passare un sabato sera diverso…ma non immaginava che l’avrei portata in mezzo ad una folla in fissa con il rock duro e puro.

Entro all’Unipol Arena carica di aspettative, che non vengono deluse, a partire dalle prime note di If I Had A Tail, brano dell’album del 2013 Like Clockwork che, a quanto pare, a loro piace molto suonare dal vivo dato che ben 5 brani della scaletta ne fanno parte.

Avete mai sentito la frase di Pete Townshend che fa:” Il rock non eliminerà i tuoi problemi, ma ti permetterà di ballarci sopra”? Sembra che Josh Homme l’abbia presa alla lettera e che si diverta un sacco lì sul palco, incitando il pubblico a ballare, bere e divertirsi: “Stasera questo posto è mio, quindi fate quel che vi pare, basta che non vi facciate male” – cosa che i 16 mila presenti non si fanno ripetere due volte. Fa lo sbruffone facendosi insegnare parolacce in italiano e rispondendo ad uno spettatore che educatamente gli mostra il dito medio: “Io sono tutto ciò che vorresti essere e qualcosa di più”.

Molti pezzi della scaletta chiaramente sono tratti dal nuovo album, Villains, uscito ad agosto di quest’anno. A me quest’album, dopo un primo ascolto in cui ho storto un pò il naso criticando la collaborazione con il produttore  pop Mark Ronson, alla fine mi è piaciuto molto. L’ho trovato più accessibile e ballabile non vedendoci, in questo aggettivo, nulla di dispregiativo. E’ utopistico pensare che un gruppo con 21 anni di carriera alle spalle e con continui cambi di formazione, rimanga sempre fedele a se stesso, rischiando così di diventare ripetitivo. Ho apprezzato la sperimentazione e il fatto che forse, una svolta del genere, abbia fatto bene anche a Josh Homme che pare essersi scrollato di dosso qualche limitazione o paletto imposto dal rock, per godersela.

Io mi sono divertita un sacco a ballare The Way You Used to Do o The Evil Has Landed.

Chiaramente in scaletta non sono mancate Make It Wit Chu, Little Sister, No One Knows, Go With The Flow…ma è mancata In The Fade….perchè?? Josh perché mi hai privato di uno dei miei pezzi preferiti??

A Song For The Dead chiude due ore di rock, con tutto quello che ti aspetti da un concerto rock: una scenografia con pochi fronzoli, sudore, pogo, chitarre tiratissime e assoli di batteria lanciati al massimo.

QualcheVotoCosìACaso.

Voto 9 al tizio in camicia, mocassini e maglioncino annodato in vita che ballava davanti a me. A dimostrazione del fatto che il rock è uno stato d’animo, non una moda fashion.

Voto 3 a quelli che riprendono tutto il concerto con il cellulare. Capisco riprendere qualche canzone, qualche assolo, lo faccio spesso anche io…ma quasi tutto il concerto non è ammissibile. Io non ho pagato 50 euro per vedermi il concerto nello spazio tra le tue braccia alzate e la telecamera del tuo smartphone. Ma anche tu, amico cineasta, hai pagato 50 euro per stare immobile cercando di fare poi un video da mettere su youtube. Ti prego pensa a goderti lo spettacolo…oppure la prossima volta mi nascondo una fionda nella soletta delle scarpe.

Voto 8 al servizio navetta da e per l’Unipol Arena organizzato dall’azienda trasporti di Bologna. Corse ogni 15 minuti, 5 euro andata e ritorno e ti eviti sbattimenti di traffico, parcheggio, multe. Consigliatissimo.

Voto 5 all’acustica. Non sono una fissata con il suono e solitamente non faccio molto caso, nell’ambito di un concerto con migliaia di persone, alla sua purezza. Però…però non capisco come mai, in questo concerto, l’acustica non sia stata all’altezza dell’evento. Rimbombo, suoni impastati e volumi alti di basso e batteria. Un vero peccato in un concerto in cui i musicisti sul palco hanno dato davvero tutto. Devo dire che non è la prima volta che mi capita un’acustica, diciamo…mediocre in un concerto all’Unipol Arena. E’ colpa della struttura del palazzetto? Ci vogliono più pannelli fonoassorbenti? I tecnici del suono hanno i timpani andati? Non lo so, non me ne intendo, probabilmente un insieme di questi fattori…però ecco, io ho rosicato un po’!

Voto 10+ a Giuditta che ha affrontato la calca, il caldo, la musica a palla, uscendone come una vera Lady, senza una goccia di sudore o un capello fuori posto. Però si è divertita e mi ha ringraziato dell’esperienza. Sono soddisfazioni!

Questa è stata la scaletta, sotto ci sono un paio di video per farvi capire l’atmostefa che si respirava e un bel reportage fotografico della rivista Rumore

If I Had a Tail
Monsters in the Parasol
My God Is the Sun
Feet Don’t Fail Me
The Way You Used to Do
You Think I Ain’t Worth a Dollar, but I Feel Like a Millionaire
No One Knows
Mexicola
The Evil Has Landed
I Sat by the Ocean
Smooth Sailing
Domesticated Animals
Make It Wit Chu
I Appear Missing
Villains of Circumstance
Little Sister
Sick, Sick, Sick
Go With the Flow

BIS

Head Like a Haunted House
A Song for the Dead

 

http://rumoremag.com/2017/11/06/foto-queens-of-the-stone-age-unipol-arena-bologna-04112017/

 

 

Annunci

2 pensieri riguardo “Il Rock e i Queen Of The Stone Age

I commenti sono chiusi.