5 canzoni che raccontano il 25 Novembre

Sabato 25 Novembre è stata la Giornata nazionale contro la violenza sulle donne.

Scrivo questo post con qualche giorno di ritardo anche perchè verso questa ricorrenza provo sentimenti contrastanti: se da un lato apprezzo le molte iniziative messe in atto per sensibilizzare donne e uomini su di un tema così grave ed urgente, dall’altro lato mi indigna e mi intristisce molto pensare che, nel 2017, siamo così tanto trogloditi da aver bisogno di una giornata dedicata appositamente per ricordare a tutti che la donna va rispettata. E’ veramente sconfortante.

Questo argomento, purtroppo così ricorrente e che mi fa brutalmente incazzare, mi ha fatto pensare a quante sono le canzoni che parlano delle donne e delle loro storie. Qua ve ne presento 5, tutte belle e terribili allo stesso tempo.

1. Rihanna – Man Down.

Il ritmo allegro, reggae e caraibico, fa da contrasto alla storia narrata nel testo e nel video, la storia di una ragazza che, dopo essere stata abbordata in un locale da un uomo, ne rifiuta le avance e va via. Lui la segue e, una volta fuori, abusa di lei. Il mattino dopo lei decide di vendicarsi e uccide il suo stupratore con un colpo di pistola. Il testo è il racconto della vicenda, la vittima ha le parole di pentimento per ciò che ha fatto e di timore per le conseguenze del suo gesto.

 2. Carmen Consoli – Mio Zio

Nello stesso anno in cui Rihanna cantava Man Down, il 2010, in Italia Carmen Consoli raccontava la terribile storia di una bambina abusata dallo zio e mai creduta dalla famiglia anzi, profondamente disprezzata da tutti per le sue terribili rivelazioni. E’ una storia vera, una storia vera come tante di zii, nonni, padri, amici di famiglia che si macchiano di mostruosità tra le mura domestiche. La bambina della storia, una volta adulta, rimane impassibile al funerale dello zio: “Ho messo un rossetto rosso carminio e sotto il soprabito niente, in onore del mio aguzzino”

3. Nick Cave & The Bad Seeds/Kylie Minogue – Where The Wild Roses Grow

Il brano a due voci narra la storia di Elisa Day e del suo amante poi assassino che le toglie la vita lungo le sponde di un fiume dove crescono le rose selvatiche. La voce dolce e quasi infantile di Kylie Minogue racconta dell’incontro con quest’uomo e le fasi della loro storia d’amore e fa da contrasto con il tono cupo di Nick Cave, che da amante premuroso si rivela un lucido assassino. Il video mi piace e nello stesso tempo mi inquieta con i suoi colori sfumati e caldi che lo fanno sembrare quasi un dipinto in movimento.

4. Tori Amos – Me And A Gun

Me And A Gun è una canzone autobiografica. Racconta di quando, a 21 anni, Tori diede un passaggio in macchina ad un fan dopo una sua esibizione in un bar. Dopo pochi chilometri l’uomo le ordinò di spogliarsi e abusò di lei sotto la minaccia di una pistola. Il fatto che la canzone sia cantata a cappella la rende un racconto ancora più duro e diretto.

In una intervista Tori Amos ha poi dichiarato: “Mi sento come se fossi stata psicologicamente mutilata quella notte e ora, col tempo sto cercando di mettere i pezzi di nuovo insieme. Attraverso l’amore e non odio. E attraverso la mia musica.  La mia forza è stata quella di aprire ancora una volta, alla vita, e la mia vittoria è il fatto che, nonostante tutto, ho mantenuto in vita mia vulnerabilità “.

5. Luca Barbarossa – L’ amore rubato

Nel 1988 Luca Barborossa portò al festival di Sanremo questo pezzo che narra la storia della violenza da tre punti di vista: quello del narratore, della ragazza vittima e del suo aguzzino. Proprio grazie alle tre diverse voci la storia è ancora di più vivida.

Di canzoni sull’argomento, ispirate a fatti di cronaca e più o meno autobiografiche, ce ne sarebbero molte altre, ma preferisco fermarmi qui perché questo non vuole essere essere un post cupo ma un post che aiuti a riflettere. Perché la musica che accompagna queste storie, inizialmente entra in testa come una semplice melodia ma poi arriva il racconto che ogni brano porta con sè e le sue parole possono aiutare a capire, a pensare, forse a reagire.

Per cui, care amiche, al primo spintone o al primo: “Stai zitta cretina”, fategli trovare le valigie fuori dalla porta…possibilmente con dentro i vestiti a brandelli!

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