Dolores O’Riordan e la generazione ’90

Quando andavo alle scuole superiori, il mio liceo organizzava, per Natale o per la fine dell’anno scolastico, un saggio in cui studenti coraggiosi o con qualche talento, si esibivano in performance canore o di ballo o in sketch teatrali.

L’anno del mio quarto ginnasio ero una matricola già notevolmente alta, con occhiali, taglio di capelli a scodella e vestita con pantaloni da rapper e scarpe con zeppa della Onix…un fiore.

Nel saggio di quell’anno, circondata dai miei compagni di classe sfigati come me, guardavo dalla platea gli studenti più grandi salire sul palco con nonchalance e spezzo del pericolo. Fino a quando fu il turno di una ragazza che, accompagnata alla chitarra da un suo amico, cantò una canzone stranissima ed io pensai:“Ma che ha? Ma come canta?”. (Perdono amica cara, all’epoca non è che ci capissi molto…e forse neanche ora!)

Fu così che, sfottendo una ragazza che poi diventò mia amica e collega in radio, ascoltai per la prima volta, in acustico, “Ode To My Family” dei Cranberries.

Scoprii i Cranberries e il modo di cantare di Dolores O’Riordan, un modo del tutto nuovo e non convenzionale, a metà strada tra lo yodel, il punk, il rock e la dolcezza, diverso dalle classiche voci femminili che avevo ascoltato fino a quel momento.

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Ieri pomeriggio è arrivata la notizia della morte dei Dolores O’Riordan.

Era depressa? Si è suicidata? Era malata da tempo? Soffriva di dolori alla schiena? Aveva un disturbo bipolare della personalità? Non lo so e neanche mi interessa.

Quello che so è che ieri, subito dopo aver letto la notizia, mi sono tornati in mente i ricordi del mio liceo e della mia adolescenza sulle note di Promises e, subito dopo, l’amara consapevolezza che molti artisti che hanno accompagnato musicalmente la mia gioventù non ci sono più.

Dolores O’Riordan, Kurt Cobain, Chris Cornell, le voci aggressive che hanno interpretato la voglia di rivalsa di una generazione che voleva scappare dal paesello e andare a studiare a Bologna perché c’erano i Centri Sociali (senza poi capire bene cosa fossero) o a Roma perché c’era Scienze della Comunicazione (così farò il giornalista e indagherò sui mali del Mondo) e che ora si ritrova ad essere molto somigliante ai propri genitori, e alla fine va bene così.

La morte di Dolores O’Riordan ci ha colpito perché ha unito, in ricordi comuni, gente varia ormai sparsa per l’Italia e il Mondo. I Nirvana potevano non piacere a tutti, gli Alice in Chains pure, alcuni potevano prediligere la musica italiana o le Boy Band americane ma tutti, tutti, cantavamo Zombie a squalciagola.

 

 

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