Motta, Liberato e il mio salvataggio dalla noia

Ci sono periodi in cui cado in una sorta di “catalessi musicale” caratterizzata da un unico elemento: la noia.

Tutto quello che ascolto in giro l’ho già ascoltato mille volte.

Accendo la radio che passa i soliti gruppi tra cui gli U2, che fanno le stesse canzoni da tre album, o gli Youngblood, Royal Blood, Moose Blood (Blood ne abbiamo?).

Se cerco aria di novità nella musica dal vivo, mi trovo davanti, ad esempio, il cartellone del Firenze Rocks che annuncia Iron Maiden, Guns N’Roses, Ozzy Osbourne, tutta gente giovane. Se l’età media è abbassata dai Foo Fighters, che suoneranno nella serata di apertura, allora non stiamo messi proprio bene.

Chiedo aiuto a Spotify che mi suggerisce sempre una serie di starlette della Trap, genere che non capisco (nel senso che non capisco proprio cosa dicono quando cantano o usano l’autotune) e i cui esponenti non mi stanno proprio simpaticissimi, con quell’aria da già arrivati a 20 anni che amico mio anche meno. L’unico della corrente Trap che mi piace è Ghali, di cui comunque capisco poco quando canta, ma che ha quella faccia un po’ così, di uno che si trovava a passare di là e che per caso è stato sbattuto a cantare nello studio di Fazio a “Che tempo che fa”.

Da questa situazione di sconforto generale sono stata tirata fuori da due singoli che mi hanno fatto credere che la musica italiana non sia proprio alla frutta (cosa di cui ero convinta quando ho visto sul palco del concerto di Capodanno artisti di cui si erano perse le tracce da anni come Raf, per dirne uno, o i sempiterni Albano e Romina).

Comunque, dicevo, la mia situazione si è risolta grazie a Motta che mi ha fatto la grande cortesia di uscire con un nuovo singolo fighissimo:”Ed è quasi come essere felice” e grazie e Liberato che, dal suo anonimato, ha sfornato:”Me staj appennen’amò”.

Cosa accomuna i due? La sincerità.

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Motta è uno che, dopo il grande successo di pubblico e critica del suo primo album “La fine dei vent’anni” non si è montato la testa ma sembra essere maturato e alla ricerca di nuovi suoni.

Per me il nuovo singolo è una bomba, un pezzo teso, con un lungo intro (cosa insolita in un brano italiano) e un tappeto sonoro curato e coinvolgente.

Il testo?

“La musica è troppo forte

non si riesce a parlare

son troppi anni che perdi la voce

per urlare per favore

per qualcuno che ha sempre

qualcosa da fare…”

Motta, hai celebrato la fine dei vent’anni…benvenuto nel disagio dei trenta!

Comunque vi consiglio vivamente di ascoltare il suo album, uno dei pochi cantautori italiani trentenni che invece di menarsela su com’è brutta la vita, fa una dichiarazione d’amore alla sua città adottiva in “Roma stasera”, ai suoi genitori in “Mio padre era comunista”, canta un cuore spezzato  in “Prima o poi ci passerà” e la disillusione che a volte ci prende in “Nel tempo che passa la felicità”.

Aspetto il secondo album.

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Di Liberato invece non si può dire molto perché di lui non si sa niente.

L’anonimato non è una novità nel mondo dell’arte in generale, prima di lui ci avevano già pensato i Daft Punk, Banksy ed Elena Ferrante ma, a quanto pare, in questi tempi di generale sovraesposizione, fa ancora un certo effetto.

Liberato non vuole scappare dalla periferia ma la racconta in chiave elettronica.

E’ uscito praticamente dal nulla pubblicando su Youtube il suo primo pezzo e aprendo una pagina Facebook. Non c’è dubbio che, dietro questo artista che sembra salito alle luci della ribalta per caso, ci sia un progetto curato, ben chiaro e preciso. Alcuni dicono sia un attore di Gomorra, data la quasi contemporaneità tra il suo debutto e il momento di massimo successo della serie. Altri, ho appena letto, pensano sia Calcutta (ti prego no!). Chi è, in tutta sincerità, poco ci interessa perché quello che conta è che sta contribuendo a far uscire la musica napoletana dallo stereotipo che prima era “Nino d’Angelo, pizza e mandolino” e che poi è diventato “ Neomelodici, Gomorra, Boss delle cerimonie”.

Avanti così! Salvatemi ancora!

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4 pensieri riguardo “Motta, Liberato e il mio salvataggio dalla noia

    1. Ma io li vedo dal mio cell! 😦 Approfondirò il problema! E comunque si, Motta ha fatto belle cose ma anche Liberato. Poi è anche vero che il napoletano è una lingua a parte! 🙂

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  1. Super disco! Quando uscì, credo nel 2000, fu una novità, piena com’è di auto-tune e sintetizzatori .Piace anche a me. E mi piace molto il video che ricorda un cartone animato anni ’80!

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