Velvet Goldmine. Il Glam Rock, i lustrini e David Bowie

Nel sonnacchioso pomeriggio di sabato ho deciso di saltare l’abituale visione della serie tv di turno (al momento sto vedendo Big Little Lies) per dedicarmi ad un film.

Il film prescelto, che inseguivo da un po’, è stato Velvet Goldmine.

Velvet Goldmine è uscito nel 1998 ed è ambientato nel primi anni ‘70 in una Londra che scopriva il glam, i lustrini e l’ambiguità sessuale. E’ un film in cui la protagonista è la musica ma la cosa che lo distingue da altri film di genere musicale, che si solito abbracciano un’ampia visione di Rock (come ad esempio The School of Rock, I Love Radio Rock o, più recentemente, Sing Street), è che esso descrive invece un genere ben distinto e molto particolare, ovvero il Glam Rock.

Sullo sfondo della Londra del 1974, il cantante Brian Slade (interpretato da Jonathan Rhys Meyers), idolo androgino all’apice della sua popolarità, viene assassinato durante un suo concerto. Ben presto si scopre che l’assassinio è stata una messa in scena architettata dallo stesso Slade per far perdere le sue tracce. Esattamente 10 anni dopo, il giornalista Arthur Stuart (Christian Bale) viene incaricato di indagare sulla scomparsa di Brian Slade. Che ne è stato di lui? Le persone che gli erano vicine hanno più avuto sue notizie? Intervistando il primo agente di Brian, la sua ex moglie Mandy (Toni Collette) e il cantante Curt Wild (Ewan McGregor) suo compagno nel lavoro e poi amante, Arthur ripercorrerà le storie dei personaggi che intervista, storie che molto spesso si sono incrociate con la sua, in un passato che credeva ormai alle spalle ma con cui è ora costretto a fare i conti.

MV5BNTYyMTMxMDc5MF5BMl5BanBnXkFtZTcwMzM0MzU5Ng@@._V1_SY1000_CR0,0,856,1000_AL_

Il regista Todd Haynes disegna il personaggio di Brian Slade ad immagine e somiglianza dell’icona di quegli anni: David Bowie.

images_unterhaltung_vip_news_David_bowie-720x463

Tutto rimanda a lui: dallo stile eccentrico fatto di capelli colorati, zeppe e pailletes, al suo alter ego musicale Maxwell Demon – un alieno che arriva sulla terra per liberarla attraverso il Rock – alla figura di Curt Wild cantante dedito ad ogni tipo di eccesso e ormai in disgrazia che viene preso sotto la sua ala protettrice, figura ispirata ad Iggy Pop.

Still_VelvetGoldmine1_758_426_81_s_c1

Ma le storie dei vari personaggi, così come il Glam Rock, sono lo strumento di cui Haynes si serve per parlarci di temi quali la difficoltà di scoprire la propria natura, accettarla e assecondarla, la delicatezza delle relazioni interpersonali, il malessere giovanile, la fragilità che si nasconde dietro al successo, e infine di come la musica influenzi comportamenti, mentalità e costumi e sia portavoce di una generazione che cerca modelli da imitare.

E’ un film colorato, veloce, intelligente, coinvolgente e con un trio di attori che incarnano perfettamente i loro personaggi dandoci anche dimostrazione di un grande talento canoro.

La colonna sonora (di cui vi copio il link da Spotify che trovate a fine articolo) è un capolavoro frutto della collaborazione di grandi artisti che hanno dato vita a band originali create apposta per la pellicola. Il gruppo dei Venus in Furs, formato da Thom Yorke e Jonny Greenwood dei Radiohead, Bernard Butler dei Suede e Andy Mackay dei Roxy Music, coverizzano brani come 2HB dei Roxy Music o Baby’s on Fire di Brian Eno cantata nel film da Jonathan Rhys Meyers. Oppure il gruppo dei Wylde Ratttz, formato da Ron Asheton degli Stooges, Thurston Moore e Steve Shelley dei Sonic Youth, Mike Watt dei Minutemen e Mark Arm dei Mudhoney, che suonano il brano T.V. Eye degli Stooges cantata da Ewan McGregor.

Troviamo poi brani dei T-Rex, Lou Reed,  Steve Harley & Cockney Rebel e i Placebo che si prestano per un cameo esibendosi in 20th Century Boy dei T-Rex…d’altronde non vedo nessuno più azzeccato in un contesto del genere di Brian Molko e il suo essere androgino!

Come si nota non c’è nessun pezzo di David Bowie. Si dice che il Duca Bianco non volle concedere i diritti dei suoi pezzi perché intendeva usarli in un biopic sulla sua carriera che, purtroppo, non vide mai la luce; altri sostengono invece che si indispettì con il regista vedendo, nella storia d’amore tra Brian Slade e Curt Wild, il richiamo alla sua presunta bisessualità e per questo non diede il suo permesso.

La rivoluzione musicale e di costumi che il Glam Rock incarnava e che prevedeva atteggiamenti effeminati, un continuo rimando all’ambiguità sessuale e una grande presenza scenica, e che appunto vide in David Bowie e in Marc Bolan dei T-Rex i suoi principali esponenti, andò via via scemando nel corso degli anni ‘70 influenzando però in maniera indelebile artisti quali gli Stooges, i Rolling Stones, I Queen, I Kiss, Alice Cooper fino ad arrivare ai più recenti The Darkness e i Placebo.

Frasi Cult del film

 “E’ strano quanto appaiano belle le persone quando vanno via” pronunciata da Mandy in procinto di divorziare da Brian;

Un uomo non è del tuto se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera, e vi dirà la verità”. Brian Slade che cita Oscar Wild

e infine questo bellissimo scambio di battute tra Arthur Stuart e Curt Wild:

CW: Senti, un vero artista crea opere meravigliosa, ma dentro non ci mette niente della sua vita, hai capito?

AS: E’ questo che avete fatto?

CW: No. Eravamo partiti per cambiare il mondo…e abbiamo cambiato solo noi stessi.

AS: Perchè Curt, cosa c’è di male?

CW: Niente…a patto di non guardare il mondo.

Bellissimo. Vedetelo.

Annunci

2 pensieri riguardo “Velvet Goldmine. Il Glam Rock, i lustrini e David Bowie

I commenti sono chiusi.