L’emozionante concerto degli Editors al PalaDozza di Bologna

Sono una fan degli Editors dal loro debutto, li ho conosciuti con Munich –  tratta dal loro album d’esordio The Back Room – e me ne sono poi innamorata con il loro secondo album An And Has a Start. Da lì non li ho più persi di vista e nel 2014 li ho ascoltati dal vivo per la prima volta.

Eravamo a Bologna dentro un’Unipol Arena gremita, loro erano al quarto album, io avevo 4 anni in meno e tutto un assetto personale ed emotivo ancora in bilico tra l’adolescenza ritardata e l’età adulta, fatto di persone, convinzioni e luoghi che sarebbero profondamente cambiati nel corso del tempo.

E così, quando il mio amico Stefano mi ha proposto di andare a risentirli dal vivo nuovamente, dopo quel lontano 2014, non ho potuto dire di no ed il concerto è stato anche un’occasione per pensare a quelle robe serie da cui solitamente rifuggo come ad esempio le riflessioni mature su come le cose possono cambiare, i rapporti evolversi e la gente passare nella tua vita. Probabilmente è anche questo che ha reso il concerto così “particolare” per me.

Io non faccio riflessioni serie sul tempo che passa a fine anno, come ogni persona normale, io le faccio ai concerti…e mediamente ogni quattro anni.

Ma torniamo a noi e vi anticipo che tutti i video che ho postato sono presi dalle date europee del Violence Tour…la maggior parte dei (pochi) video che ho trovato per la data di Bologna avevano un audio pessimo.

Giovedì gli Editors hanno suonato al PalaDozza.

Il PalaDozza è il palazzetto dello sport di Bologna, chiamato dagli autoctoni “Madison” perché ci giocano le due squadre di basket della città: la Virtus e la Fortitudo.

Posti a sedere: 5.000.

Personalmente credo che sia stata una location perfetta per questo concerto: un piccolo anfiteatro dove noi abbiamo visto benissimo tutto, ballato senza la paura di dare gomitate nei fianchi al vicino e sopratutto dove Tom Smith e soci hanno dato l’impressione di sentirsi come a casa.

Con alle spalle una scenografia minimalista che riprendeva la copertina del loro ultimo album Violence, ci hanno regalato due ore di divertimento mischiando successi vecchi e nuovi, sonorità anni ‘80 alla New Order e assoli chitarra e voce di Tom Smith che tiene il palco come pochi, coinvolge il pubblico e si conferma essere un frontman carismatico .

Si parte quasi in sordina con The Boxer e poi è un’infilata del meglio tratto dai loro album. Ho ballato come non facevo da tempo ad un concerto, da Sugar a All Sparks, da Fingers in the Factories a An End Has a Stars fino a Violence.

E poi No Harm, una ballata pulita e delicata, tutta synth e voce, che ti prende alla gola e nella quale Justin Lockey suona la chitarra con la bacchetta del violino…

Mi sono emozionata.

Nothing, che mancava da tempo nelle scalette dei loro live,

A Ton of Love,

Formaldehyde…durante la quale, per puro miracolo, non ho versato la birra addosso al tipo davanti a me…stavo saltando…può capitare!

e poi, prima del bis, Papillon (ed è subito disco anni ‘80) e Violence.

Giusto il tempo di commentare quanto è figo Tom Smith e quanto il chitarrista Russell Leetch sia identico al nostro amico Giorgio, che parte il bis con the Weight e sopratutto Cold.

“It’s a lonely life, a long and lonely life
Stay with me and
Be a ghost tonight, be a ghost tonight
But don’t you be so cold”

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Chiudono due ore esatte di spettacolo tre loro capisaldi, probabilmente i pezzi che più di altri hanno contribuito alla loro affermazione nel panorama musicale internazionale:

The Racing Rats

Munich

e sopratutto la mia canzone preferita, quella che ho cantato con le mani alzate, contenta e grata per questa serata.

Smokers Outside the Hospital Doors

“Someone turn me around
Can I start this again?
Now someone turn us around
Can we start this again?”

Per questa canzone ho preferito postare il video tratto dal programma “Ossigeno”, condotto da Manuel Agnelli e di cui sono stati ospiti. Credo infatti che questa versione in acustico metta in risalto la voce particolare e calda di Tom Smith e mostri un gruppo senza troppi orpelli e sovrastrutture, dal linguaggio semplice che si accompagna ad una musicalità sempre diversa ma senza autotune, senza eccesso di synth e senza ritornelli ripetitivi e che per questo arriva immediatamente a chi l’ascolta.

C’è un assunto universalmente riconosciuto da chi scrive di musica in maniera seria, in base al quale tutte le band che suonano rock indie/alternativo e che sono nate dal 1980 ad oggi, si rifacciano ai Joy Division e siano, di conseguenza, cupe e dark.

Ho letto questo principio applicato, in ordine sparso, ai White Lies, ai The National, agli Interpol e agli Editors ma dato che io non scrivo di musica in maniera seria ma lo faccio per piacere personale qui sul mio blog, dove posso dire liberamente le fregnacce che mi pare….allora dico che gli Editors, nel cupo mondo dei Joy Division, sono luminosissimi.

Grazie.

E’ stata una bellissima serata.

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6 pensieri riguardo “L’emozionante concerto degli Editors al PalaDozza di Bologna

      1. I fan club sono potenti!! Hai presente quello dei PJ? Che Eddie Vedder a Padova ha dedicato una canzone alla figlia appena nata di un membro fondatore del fan club?
        Io nella vita dovevo fondare un fan club!
        Cmq alla fine dirai che gli Editors sono il tuo gruppo preferito!😂

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      2. Abbiamo sbagliato tutto, la bella vita era quella dei fan club. Lobby potentissime e sovradiscografiche che danno del tu a Eddie Vedder e a Tom Smith. Quando si dice i poteri forti…
        Agli Editors voglio bene in maniera particolare, per ora non li amo ma c’è una bella amicizia

        Piace a 1 persona

  1. Senti se tu, dato il tuo lavoro, scovi band di nicchia ma con alto potenziale possibilmente di respiro internazionale, dimmelo subito che ci facciamo in fan club! Così poi loro diventano famosi e noi stiamo apposto.
    Dai direi che va bene anche una bella amicizia, Tom ne sarebbe di certo contento e io pure!

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