My Generation

Mentre cercavo di elaborare il lutto per la scomparsa di due grandi icone dei nineties come Keith Flint e Luke Perry, ho letto una decina di articoli di giornale che titolavano più o meno : “La fine degli anni ‘90 e la fine della nostra adolescenza”, accompagnati da commenti pieni di cordoglio e di mestizia.

Anche io, come schiere di teenagers di quegli anni, ripenserò a questo fatidico 4 Marzo come al giorno che si è portato via un pezzo di un periodo spensierato fatto di scuola e di chiacchiere in comitiva, di Beverly Hills 90210 il giovedì sera e di All Music che passa Firestarter.

Il 4 Marzo mi ha riempito di nostalgia ma mi ha anche ispirato un paio di riflessioni sul fatto che, se ci siamo sentiti così tristi per due tragiche perdite che hanno segnato metaforicamente la fine della nostra prolungata adolescenza, forse c’è qualcosina che è andato storto per la mia generazione.

Cosa ci spinge a tornare così tanto sui bei tempi andati degli anni ‘90? Com’è possibile che la scomparsa di Keith Flint e Luke Perry ci abbia colpito così tanto?

Ho provato a darmi delle spiegazioni ma non so se c’ho azzeccato.

Io faccio parte della generazione che ha affrontato “Le Riforme”. Ci siamo sorbiti il primo anno di riforma dell’esame di Stato, al riforma dell’Università e alla fine, pronti ad affacciarci speranzosi nel mondo vero, quello del lavoro e delle responsabilità da adulti, era pronta ad aspettarci la più grande crisi economica dal 1929.

Siamo una generazione che ha capito che la vera spinta propulsiva verso un roseo futuro sarebbe arrivata sotto forma di una botta di fortuna e magari di un considerevole calcio nel sedere.

Certo sto generalizzando, ma osservandomi e osservando i miei coetanei noto che, anche quando ci è andata bene, siamo spesso accompagnati da un filo di incazzo, di cronica insoddisfazione e da una buona dose di ansia.

Probabilmente retaggio di tutti quei discorsi con cui ci hanno riempito le orecchie da quando abbiamo raggiunto l’età giusta per votare, oppure dal fatto che ci facciamo un mazzo così dalla mattina alla sera sapendo che non è detto che domani andrà sempre meglio, oppure dal fatto che magari volevamo fare gli attori e ci poi ci siamo presi una laurea in economia…

Mamma mia…praticamente ho appena scritto la sceneggiatura di un film di Muccino.

Siamo ancorati alla realtà ma per fortuna non ancora disillusi.

Ci rende allegri il fatto che non abbiamo perso la speranza in noi stessi e che ci saranno sempre punti fermi come gli amici, la pizza, le canzoni e i telefilm.

Quando tornerò a casa dai miei ci sarà sempre il poster di Dylan KcKay sulla parete, primissima cotta adolescenziale, eterno nella sua figaggine con quel sopracciglio alzato e l’espressione da bello e dannato. Ci sarà sempre il CD di The Fat of tha Land e ricorderò sempre che la prima volta che ho visto il video di Firestarter c’ho avuto paura.

Ci saranno sempre le canzoni dei The Prodigy, degli Oasis, le repliche di Beverly Hills e tutto quel simulacro interiore degli anni ‘90 che ci farà un po’ da coperta di Linus quando saremo tristi.

 

 

 

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15 pensieri riguardo “My Generation

  1. Anch’io penso che gli anni ’90 abbiano rappresentato per la società, così come per la musica, degli anni di cambiamento. Così come lo furono per me.
    Io sono letteralmente sotto choc per la morte di Flint, quasi fosse un mio idolo. Ho letto decine di articoli, ho letto ieri il Daily Mirror dove in un lungo e dettagliato articolo è stato fatto un ritratto della “persona” Flint molto diversa da quella che noi ci potessimo immaginare. Aveva la mia età, ma una carica di energia che sembrava inesauribile, e la sua debolezza interiore ha reso debole anche me.
    Gli anni ’90 sono finiti, e mi dispiace davvero molto.

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    1. Si, ho letto che aveva un carattere estremamente gentile. Sai, la mente umana è insondabile e fa sempre un certo effetto quando muore un personaggio famoso. Sopratutto se siamo fan perchè sembra venga a mancare uno di famiglia. Se poi aveva la nostra età è ancora peggio. Ma la sua carica di energia continuerà ad accompagnarci! 🙂

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  2. Probabilmente in quegli anni, quando si frequentava ancora il liceo, la vita era più spensierata, si dipendeva ancora dai genitori e si pensava molto al divertimento. Tutto quello che abbiamo fatto fino agli anni ’90 è rimasto quindi associato ad uno stile di vita piacevole.
    Dopo dli anni ’90 sono arrivate le responsabilità ed i problemi, il tempo per le frivolezze è quasi scomparso. Ecco perché forse siamo particolarmente a tutto quello che ha caratterizzato la nostra giovinezza,
    Un saluto

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    1. Hai ragione, condivido tutto quello che scrivi. Però vedo nella mia generazione un tipo di nostalgia e di attaccamento al passato che, ad esempi, la generazione dei miei genitori non aveva. Bisognerebbe guardare alla giovinezza con “sana” nostalgia, non con il rimpianto dei bei tempo andati. Forse è così perchè crescendo ci è sempre andata peggio? Ma sono speranzosa,,,, 🙂 Grazie per essere passato dalle mie parti!

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  3. Era inevitabile che la morte di Luke Perry mi colpisse nel profondo: sono cresciuto negli anni 90, e quello è stato semplicemente il decennio di Beverly Hills 90210.
    Nel suo periodo di massima popolarità l’ho sempre guardato a spizzichi e bocconi, perché allora non avevo la costanza necessaria per seguire una serie tv giorno per giorno. Crescendo però questa costanza l’ho acquisita, e quindi intorno ai 20 anni mi posi un obiettivo ambiziosissimo: guardare ogni singola puntata di Beverly Hills 90210, dalla prima all’ultima stagione. Ci misi 2 anni e 2 mesi, dal Settembre 2008 al Novembre 2010, ma alla fine ce la feci. E quando guardai l’ultima puntata, provai quel senso di vuoto che sempre ci travolge quando siamo consapevoli che sta finendo qualcosa di bello.
    Le prime 3 stagioni di quella serie tv sono un capolavoro assoluto; la quarta cominciò a mostrare i primi segni di cedimento, e dalla quinta in poi iniziò il vero e proprio declino. Tuttavia, il pubblico amava così tanto Beverly Hills 90210 che continuò a seguirlo per molti anni ancora, e infatti la serie chiuse soltanto alla decima stagione. L’ultima puntata andò in onda nel 2000, a decennio appena concluso: era un segno del destino, Beverly Hills 90210 aveva rappresentato appieno gli anni 90 e lì doveva restare.
    Il successo di questo iconico telefilm si spiega non soltanto con la qualità delle sceneggiature (davvero ottima, almeno all’inizio), ma anche con il fatto che per la prima volta dopo la chiusura di Happy Days una serie tv poneva gli adolescenti al centro della scena, e si focalizzava soltanto su di loro e sul loro mondo. Fino a quel momento (salvo rarissime eccezioni) in tutte le serie tv erano gli adulti gli unici protagonisti, e gli adolescenti erano soltanto dei comprimari che apparivano di sguincio in qualche episodio qua e là: Beverly Hills 90210 ribaltava questo schema, e ritraeva il mondo degli adolescenti con un’efficacia e un’esattezza davvero impressionanti.
    Era anche un programma che lanciava molti messaggi educativi: ad esempio, chi si comportava onestamente riusciva sempre a tirarsi fuori dai guai, chi sbagliava veniva sistematicamente punito, e veniva mostrato che c’è sempre una speranza di pacificazione, anche dopo i litigi più furiosi.
    Inoltre, la serie ha avuto il merito di introdurre i giovani a tanti argomenti di cui non avevano mai discusso con i loro genitori, perché questi ultimi si vergognavano troppo o non avevano gli strumenti per affrontarli: dalla sessualità all’uso delle armi, dall’omosessualità alla droga. Chissà quante adolescenti sarebbero diventate ragazze madri o quanti ragazzi sarebbero andati in overdose senza Beverly Hills 90210.
    Termino questo viaggio nel passato con un aneddoto. Una volta da bambino andai a casa della mia baby – sitter, e vidi sua sorella rapita davanti al televisore. Manco a dirlo, il canale era Italia 1, e il programma era Beverly Hills 90210. Io rimasi colpito dal suo sguardo estasiato, e le chiesi: “Perché ti piace così tanto?” Lei mi rispose: “Perché lì dentro c’è la mia vita”. Quanto aveva ragione. Grazie Beverly Hills 90210 per aver tradotto in immagini tutto ciò che noi adolescenti avevamo dentro. E grazie Luke Perry per essere stato una parte fondamentale di quell’incanto.

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    1. Che bello questo commento così dettagliato e pieno di ricordi. Quasi mi spiace che sia un commento, facci un post che se lo merita! Grazie per aver condiviso con me e con chi mi legge il tuo pensiero sempre così delicato e preciso…e che io condivido in pieno! 🙂

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